PREMIO PUCCINI?

cortisIn principio avevamo pensato di commentare il conferimento del premio Puccini a Jonas Kaufmann ricorrendo a due soli tenori ovvero Richard Tucker ed Aureliano Pertile ossia a due autentici colossi della vocalità tenorile lirico spinta, che in Puccini (come in Verdi e nel repertorio francese) hanno lasciato pietre miliari del canto e dell’interpretazione e che lo hanno fatto con generale ed incondizionato apprezzamento, senza cioè quei “ma” e quegli “insomma”, che magari hanno accompagnato altre pietre miliari della storia del canto. Per tutti ad esempio Beniamino Gigli, insuperabile nel canto amoroso di Rodolfo (una signora oggi novantacinquenne di recente mi diceva che l’attacco del “ah Mimì tu più non torni” è una di quelle cose che ti segnano per tutta la tua esistenza di ascoltatore), ma censurato per gli inserti parlati nella Manon oltre ai singhiozzi sparsi nel mezzo di una splendente esecuzione vocale. Entrambi avevano in repertorio i protagonisti di Manon, Boheme, Butterfly, Tosca, Fanciulla e Turandot, spaziavano dal lirico al lirico spinto e lo fecero per almeno trent’anni senza che questo repertorio potesse nuocere loro alla voce. Poi, riflettendo, ho trovato la prima idea piuttosto riduttiva perché i maggiori cantanti del primo cinquantennio del secolo, da quelli di levatura storica a quelli di ottima o buona carriera, hanno sempre affrontato i più importanti titoli di Puccini. Non solo, spesso, famosi per un ruolo, sono stati perfettamente in grado di affrontarne altro, ora più drammatico ora più lirico senza alcun danno, anzi come accade per l’elegante e sfumato Pinkerton di Nelepp, tenore che in genere frequentava un repertorio ben più oneroso. In altri casi ancora sono stati perfettamente in grado di cogliere la differente situazione vocale come accade con Edoardo Garbin che passa dal tono quasi adolescenziale del des Grieux innamorato a quello dolente e drammatico del des Grieux che implora. In altri casi ancora il medesimo cantante (Rosvaenge) a distanza di più d’un decennio dimostra come il controllo del suono consenta di reggere la scomoda scrittura sul passaggio del duetto d’amore di Tosca senza che il tempo ed un oneroso repertorio abbiano intaccato la sonorità, la rotondità e la morbidezza dello strumento vocale. Poi altro si può andare a cercare in questa copiosa, ma assolutamente limitata proposizione di ascolti, magari come affrontavano i primi esecutori l’inflazionato si nat di “vincerò” (Francesco Merli) o come venisse gestita, diversamente dal riprovato Fleta, la smorzatura de “le belle forme disciogliea dai veli” (per tutti Antonio Cortis con una esibizione di fiato unica) o come cantassero i primi interpreti pucciniani (Garbin, Slezak o Figner). Tutto però ci porta a due conclusioni che trovare un Dick di Fanciulla non fosse impresa folle e disperata e che un po’ più di oculatezza nel distribuire il premio Puccini sarebbe, non solo consigliabile, ma di assoluto obbligo!
EDOARDO GARBIN
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RINALDO GRASSI
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NICOLAY FIGNER
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ARISTODEMO GIORGINI
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PIETRO SCHIAVAZZI
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AMEDEO BASSI
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BERNARDO DE MURO
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FRANCESCO MERLI
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ANTONIO CORTIS
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GIUSEPPE TACCANI
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FERNAND ANSSEAU
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DAVID DEVRIES
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GEORGE THILL
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LEO SLEZAK
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ALFRED PICCAVER
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HELGE ROSVAENGE
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GEORGI NELEPP
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8 pensieri su “PREMIO PUCCINI?

  1. L’opera lirica dal vivo non fa piu’ per noi ,inutile girarci intorno. Con un non metodo come quello di Kaufmann non si puo’ cantare neppure ” La bella Gigogin ” . Lasciamo stare i colossi , qui sarebbe sufficiente un Labo’ per ridurre in polvere il ricciolone .

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